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EMPACT: IP CRIMES HAVE AN IMPACT

di Mariachiara Anselmino

 

L’EMPACT Policy Cycle è un ciclo programmatico avviato dall’Unione Europea nel 2010 per far fronte alle minacce della criminalità internazionale a danno dell’UE, ha una durata quadriennale e il suo obiettivo è quello di ottimizzare il coordinamento e la cooperazione con riguardo ai crimini individuati come prioritari. Non si tratta solamente di una decisione basata su dati di intelligence, ma anche di una scelta politica.

Nell’ultimo ciclo, che copriva gli anni dal 2018 al 2021, le violazioni di proprietà intellettuale risultavano assenti dal novero di illeciti ritenuti priorità per l’Unione e tale esclusione ha generato, a ragione, un certo sconcerto e disappunto non solo nella comunità IP ma anche a livello governativo, tanto è che ben tredici Stati Membri hanno mostrato supporto al reinserimento degli IP infringements nel Policy Cycle 2022-2025, muovendo formale mozione al Comitato permanente per la cooperazione operativa in materia di sicurezza interna (COSI), che, nel Consiglio dell’UE, si occupa di esaminare le priorità raccomandate dalla valutazione sul rischio effettuata da Europol e di fornire osservazioni, sulla base delle quali il Consiglio adotta il Policy Cycle per i successivi quattro anni.

La proprietà intellettuale è un motore straordinario di sviluppo e di crescita, che genera il 45% del PIL europeo e dà lavoro al 29% del totale degli occupati nell’Unione. Costituisce un patrimonio di idee, creatività ed estro, ma anche di investimenti e di visione che non può, non deve, essere lasciato in disparte.

Siamo poi tutti consapevoli dell’impatto della contraffazione e delle violazioni IP in generale sul sistema Paese, l’economia legale, le imprese e i consumatori; danni difficilmente calcolabili, inghiottiti in un numero oscuro che però suggerisce la necessità di un contrasto efficace, per portare a galla un business in costante ascesa e dalle molteplici implicazioni criminali.

Per questo motivo, l’esclusione degli IP crimes dall’EMPACT rappresenta una mancata opportunità, non solo perché si tratta di reati transanzionali che meritano una contro-azione coordinata e comune, ma anche per il segnale che tale omissione porta con sé, ovvero che i crimini contro la proprietà intellettuale non sono una priorità e che quindi, di conseguenza, non meritano un livello di attenzione pari a quella che possono avere altri illeciti di maggior disvalore.

Eppure, un business che muove oltre 510 miliardi di euro in tutto il mondo, che rimpolpa le casse della criminalità organizzata agevolando la commissione di reati ancor più gravi, che priva i Paesi delle entrate necessarie al miglior funzionamento dei servizi pubblici, non può essere considerato un reato secondario. Ritenerlo tale significa abbassare la guardia e allentare le maglie dell’enforcement, permettendo ai contraffattori di agire indisturbati, consci che il rischio che corrono è minimo rispetto al profitto che sono in grado di ottenere.

INDICAM ha perciò inviato una lettera all’attenzione del Sottosegretario Vincenzo Amendola con delega agli Affari Europei e al Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio, alla Rappresentanza Permanente e ai Capi di Gabinetto del Ministero dell’Interno e di Giustizia, per riportare l’attenzione sull’importanza che assume la posizione dell’Italia rispetto al tema, considerando sia la scadenza per la submission dei commenti delle delegazioni che le conclusioni del Consiglio sulle priorità del prossimo Policy Cycle, che verranno pubblicate tra il 7 e l’8 giugno prossimo.

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INDICAM
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