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DIGITAL SERVICES ACT: UPDATE DI PRIMAVERA

di Mariachiara Anselmino

Altra newsletter, altro aggiornamento sul tortuoso iter che il pacchetto di norme proposto dalla Commissione Europea sulla regolamentazione del mercato digitale sta compiendo per arrivare – ora si parla del secondo semestre del 2022! – alla sua approvazione come Regolamento.

Finalmente, dopo quattro lunghi mesi, la Conferenza dei Presidenti di Commissione presso il Parlamento Europeo ha sciolto il nodo della competenza allocando il dossier alle seguenti Commissioni parlamentari:

  • La Commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori (IMCO) sarà ancora responsabile del dossier come Commissione principale. La deputata Christel Schaldemose (PES, Danimarca), rimane in carica come Rapporteur.
  • Altre tre Commissioni saranno “associate”, secondo la regola 57 del Regolamento di Procedura del Parlamento, vale a dire la Commissione Affari Legali (JURI), la Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) e la Commissione Libertà Civili (LIBE). Ciò significa essenzialmente che saranno coinvolte nella stesura e nei negoziati del rapporto IMCO (ad esempio attraverso regolari riunioni congiunte), in particolare su aree della proposta che saranno successivamente identificate come “interessi chiave” per ciascuna Commissione associata.
  • Le Commissioni Cultura e Istruzione (CULT) e Trasporti e Turismo (TRAN) redigeranno rapporti di parere.

È evidente che il folto ventaglio di attori coinvolti non renderà semplice le negoziazioni in seno al Parlamento.

Presso il Consiglio, invece, lo stato dei lavori si trova ad un livello più avanzato: la presidenza portoghese sta iniziando a lavorare su una prima posizione di compromesso e il gruppo di lavoro responsabile del DSA ha quasi completato la sua prima analisi del testo. I ministri si riuniranno il prossimo 27 maggio per fare il punto con un report sui progressi del dossier. L’obiettivo è raggiungere un accordo interno sulla posizione degli Stati membri entro la fine dell’anno, anche se, come anticipato, non sembra possibile concludere i negoziati nel primo semestre del 2022.

D’altro lato, gli Stati Membri dovranno presentare le loro osservazioni sul DSA entro la fine del mese, così che a maggio la presidenza del Consiglio illustri la prima posizione di compromesso; verso la fine di maggio poi, oltre alla pubblicazione del report sui progressi del dossier da parte del Portogallo, ci si aspetta che le Commissioni parlamentari mandino le proprie relazioni, con scadenza per gli emendamenti fissata al 1° luglio.

Together Against Counterfeiting Alliance, la coalizione di imprese e associazioni di cui fa parte anche INDICAM, che segue sin dalle fasi più embrionali il processo di definizione della normativa europea sul mondo digitale, nelle settimane passate ha preso contatti con diversi MEPs, tra cui la Rapporteur per la Commissione IMCO Christel Schaldemose, che in linea generale è allineata con le istanze portate alla sua attenzione dai titolari di diritti IP, anche se, come molti altri parlamentari, pare concentrarsi maggiormente sui marketplace (e meno su altri attori del web altrettanto cruciali, come ad esempio hosting provider, fornitori di servizi cloud, etc.) ed esprimere dubbi sulle proposte di “stay-down” e di misure proattive obbligatorie che potrebbero risultare incompatibili con il divieto di monitoraggio generale previsto dalla Commissione.

 

Un’ulteriore questione emersa nel confronto con i Parlamentari europei è l’opportunità, avanzata da alcuni di essi, di includere il tema contraffazione online nella revisione della Direttiva sulla Sicurezza Generale dei Prodotti (GPSD) che la Commissione pubblicherà a giugno. Questa possibilità non pare da accogliere positivamente in quanto il DSA costituisce uno strumento maggiormente vincolante ed esteso e la GPSD verrà adottata dopo il Digital Services Act e quindi entrerà in vigore più in là nel tempo. Infine, la GPSD si concentrerà solo sui marketplace e sul profilo di sicurezza del prodotto, tralasciando invece le altre conseguenze negative della contraffazione, come il suo impatto su ambiente, occupazione, economia legale, etc.

Per tali motivi, TAC è pronta a redigere una posizione sulla necessità di comprendere gli illeciti IP nel DSA e non nel GPSD.

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