ARCHIVIO NOTIZIE

01 – INDICAM NEWS

AI ACT, intelligenza artificiale e proprietà intellettuale

di INDICAM

NL 06.2024

Dando seguito allo speech finale del Prof. Laurent Manderieux tenuto lo scorso 17 giugno al Forum INDICAM 2024, abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti legati al suo discorso intervistando il Prof. Manderieux sui temi dell’Intelligenza artificiale, del Regolamento AI ACT e della relazione con il mondo IP. Di seguito l’estratto dell’intervista.

  • Da poche settimane è in vigore il nuovo Regolamento comunitario che disciplina l’Intelligenza Artificiale, cd. AI ACT, qual è la sua prima impressione su questa produzione? È stato un esercizio coraggioso? Troppo avventato? Lacunoso?

Direi che sono sedotto dallo sforzo fatto dalla Commissione Europea, dal Parlamento al Consiglio, ma allo stesso momento sono prudente. L’Unione Europea, in questo senso, è un precursore. Gli Stati Uniti si sono limitati all’Executive Order del Presidente Biden a ottobre dell’anno scorso, mentre nell’ambito comunitario ci siamo lanciati in modo molto energetico e dettagliato. Questo essere precursore può essere una cosa bella, ma può anche essere pericoloso. Abbiamo visto quando, anni fa, l’Unione Europea ha varato la Direttiva 98/44/CE del 6 luglio 1998 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Alla fine, abbiamo fatto grandi sforzi e non ha prodotto i risultati opportuni, anzi, molti operatori si sono spostati negli Stati Uniti. Dunque, è la misura giusta? È un atto coraggioso, non c’è dubbio, seducente. Il problema, il rischio è che struttura già il mercato, il nostro mercato e le nostre possibilità sui mercati esteri. È importante da una parte farlo ed è pericoloso farlo. Il regolamento comunitario chiamato nei media AI Act, che è di applicazione diretta nei nostri 27 stati membri, è lacunoso è ha un approccio anche abbastanza repressivo e non tanto propositivo. Stabilisce dei contenuti per diminuire i rischi di violazione dei diritti proprietà intellettuale però non sono delle regole chiare, sono delle conseguenze delle regole. E dunque rimane un grande ruolo alle autorità nazionali e anche alla Corte Europea di giustizia. Dunque, questo è un problema secondo me. Inoltre, vedo tre aspetti che rendono l’AI Act molto incompleto: un aspetto di governance, un aspetto di data governance e un aspetto di trasparenza.”

  • Secondo lei, dunque, si poteva fare di più, anche sul lato IP?

Si poteva meglio e di più su governance, data governance e trasparenza. Perché non si è fatto molto di più? Da una parte perché prendeva tanto tempo. D’altronde poiché l’attuale Commissione Europea uscente e Parlamento Europeo uscente, si voleva già aver completato la legislazione prima della scadenza delle elezioni europee del giugno del 2024 per avere il testo in vigore, questo vuol dire che abbiamo un testo lacunoso, senza il minimo dubbio. D’altronde poiché l’intelligenza artificiale è un concetto, una parola creata nel 1957 è in costante evoluzione, adesso fiorisce dal 2000 in poi per le capacità del calcolo dei computer ma l’intelligenza artificiale è evoluta da allora, e continuerà ad evolvere e si svilupperà ancora in un processo iniziato 65-70 anni fa e che continuerà. Dunque, è anche vero che ogni legislazione relativa alla tecnologia è sempre lacunosa, quindi non dobbiamo criticare in eccesso i legislatori comunitari, però lacunoso lo è sui tre aspetti che ho accennato. Da una parte, per la governance: il preambolo del regolamento stabilisce che i deployers devono in teoria evitare i rischi Third Party IP infringement, però l’AI ACT non contiene  un obbligo definito in dettaglio su questo punto. Quindi devi evitare i rischi di Third-Party IP infringement, però non è stabilito in modo preciso l’obbligo. Questo è un problema di governance abbastanza serio. Secondo problema è legato alla data governance. L’AI ACT tratta del processo di data collection, però non fa nessun riferimento diretto alla proprietà intellettuale. L’articolo 10.2 si riferisce alle pratiche, incluse quelle pratiche che sono relative al training dell’intelligenza artificiale, alla validazione e ai data test, però non parla esattamente dei diritti delle parti esterne e questo è chiaramente una lacuna. Terzo elemento nella parte relativa alla transparency: non c’è un riferimento al Third-Party IP, di nuovo. Il testo parla di governance, di transparency, di documentazione tecnica, che chiaramente si applica alla proprietà intellettuale però non quando si parla di diritto di proprietà intellettuale di terzi, e dunque non è chiaro se i terzi che hanno diritti di proprietà intellettuale possano far causa grazie alle disposizioni dell’AI ACT per questi obblighi più generali. Questo è abbastanza preoccupante.”

  • Infine, una domanda più interlocutoria che prettamente di diritto, Lei ritiene che l’AI sia un’opportunità o una minaccia per il futuro?

L’AI Act è un’opera un po’ macchinosa, merita e, chiaramente, sarà soggetta a modifiche. Invece l’intelligenza artificiale è un’opportunità straordinaria per il futuro, in particolare per il futuro dell’Italia e dell’Europa per un motivo che ho accennato durante la giornata INDICAM. La Cina è iperattiva su questo tema, domina il paesaggio dei brevetti e delle domande dei brevetti nel mondo in un modo particolarmente marcato. Perché ci possiamo chiedere? Perché la Cina sforna 500.000 ingegneri all’anno e dunque ha anche immense possibilità in un Paese con grandi problemi demografici che oggi si confronta ai risultati della politica di Mao Tse-tung “del figlio unico” e dunque subisce un invecchiamento della popolazione. Noi in Europa abbiamo una situazione simile, particolarmente marcata in Italia. L’invecchiamento della popolazione fa sì che la forza lavorativa possa essere spostata su attività più sofisticate e si possa lasciare all’intelligenza artificiale tante attività sofisticate, ma anche non sofisticate, molto semplici. Dunque, per la società italiana, tal come fatta oggi, l’intelligenza artificiale rappresenta una possibilità enorme, però è una minaccia se le tecnologie sono tutte importate. Dunque, serve in Italia e in Europa una politica industriale molto volontarista per sviluppare un’intelligenza artificiale “nostra”, non per campanilismo, ma semplicemente per indipendenza, per creare nuove opportunità di lavoro. Questa intelligenza artificiale ci riguarda in tutti gli aspetti e anche tutti gli uffici di proprietà intellettuale del mondo, incluso l’Organizzazione Europea dei brevetti, incluso l’EUIPO ad Alicante, utilizzeranno sempre di più l’intelligenza artificiale, anche nella fase di registrazione dei diritti di proprietà intellettuale, di contestazione dei diritti di proprietà intellettuale, di opposizione alle domande, di gestione dei diritti, e anche i nostri studi legali, i nostri uffici IP li utilizzeranno sempre di più. Inoltre, possiamo pensare all’intelligenza artificiale come oggetto di protezione tramite proprietà intellettuale, secondo modalità molto complesse che non hanno per il momento autonomia giuridica, ma anche come uno strumento, per creare, difendere, opporsi a diritti di proprietà intellettuale altrui.”

  • Un’ultima provocazione prima di salutarla: se dovessimo definire con una sola frase l’AI, come la definirebbe?

La devo definire per il pubblico INDICAM, tra di noi? Se dovessi pensare all’IA in generale, direi che si tratta di una sfida straordinaria dell’umanità, una tappa fantastica e angosciante dell’evoluzione del genere umano; ma per il mondo della proprietà intellettuale, lo sviluppo dell’intelligenza artificiale è inevitabile, la considererei come un’opportunità da cogliere al più presto in tutte le sue modalità, nei diritti collegati alle opere che includono l’intelligenza artificiale e nella gestione della proprietà intellettuale”.

Diffondiamo una cultura dell’acquisto originale

Scopri le attività di INDICAM e le collaborazioni con i vari stakeholder nazionali e internazionali.