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01 – INDICAM NEWS

LE NOVITÀ PER I MARCHI IGP: ORA ANCHE PER I PRODOTTI DELL’ARTIGIANATO E DELL’INDUSTRIA

di Studio Ghidini, Girino & Associati

  1. Cos’è il marchio “IGP”

Il marchio “IGP” è ormai da tempo un patrimonio comune, molto noto a tutti i livelli: dagli operatori professionali ai consumatori.

Si tratta di un segno che, nella percezione comune, è ormai sinonimo di qualità e di ricercatezza dei prodotti che ne sono contrassegnati.

Questo marchio è, come noto, l’acronimo di “Indicazione Geografica Protetta”.

Il successo di questo marchio, da un lato, e l’affidabilità che gli è riconosciuta, dall’altro, sono il risultato di un sistema di controlli messo in campo dall’Unione Europea e dalle competenti autorità dei singoli Stati Membri in questi anni.

2. Le novità per il 2025: l’estensione dell’IGP ai prodotti dell’artigianato e dell’industria

Sinora, all’interno dell’UE la IGP era riservata ai prodotti agricoli e alimentari e agli alcolici. Vi è però una grande novità, costituita dal fatto che, a partire dal 1° dicembre 2025, anche i prodotti artigianali e industriali potranno beneficiare di questa marchiatura grazie al Regolamento UE del 18 ottobre 2023, n. 2023/2411.

E si tratta di una novità soprattutto in Italia, ove non esiste un marchio IGP per i prodotti artigianali e industriali, seppure il nostro Paese, anche in questi settori, possa vantare una ricca e “antica” tradizione che potrà trovare ora un altro strumento promozionale.

3. Quali prodotti potranno avere il marchio IGP?

In generale, la definizione normativa di prodotto industriale e artigianale è ampia. Il Regolamento infatti individua due tipologie di prodotti: (i) quelli realizzati interamente a mano, oppure con l’ausilio di strumenti manuali o digitali, o mediante mezzi meccanici, con il contributo manuale che costituisce una componente importante del prodotto finito oppure (ii) i prodotti realizzati in modo standardizzato, compresa la produzione in serie e mediante l’uso di macchine.

Trattandosi di indicazioni “geografiche”, i prodotti che intendono fregiarsene devono avere un forte legame con un determinato territorio. In quest’ottica, la normativa prevede che devono essere soddisfatte tre condizioni cumulative, vale a dire che i prodotti:

  • devono essere originari di un luogo, una regione o un paese specifico,
  • da questa origine geografica deve conseguire una data qualità, la reputazione o un’altra caratteristica; e
  • almeno una delle fasi di produzione deve svolgersi in una zona geografica delimitata.

In pratica potranno “sfoggiare” la IGP: pietre naturali, oggetti in legno, gioielli, tessuti, pizzi, posate, vetro, porcellana, cuoi e pelli e così via. Per fare qualche esempio concreto, potrà trattarsi del vetro di Murano, del marmo di Carrara e del merletto di Gorizia.

4. Le formalità e il fondamentale ruolo delle associazioni di settore

Va sottolineato il ruolo fondamentale delle associazioni di produttori ai fini del conseguimento della IGP. Infatti, sono proprio tali enti che devono farsi promotori delle iniziative necessarie per ottenere questo marchio (pur se, eccezionalmente, un singolo produttore può chiederne il rilascio).

Il Regolamento delinea una procedura che stabilisce che la IGP può essere rilasciata a seguito della presentazione di un dossier corredato da idonea documentazione.

Vanno quindi coinvolti produttori e artigiani per convincerli a unirsi, a raccogliere prove delle caratteristiche dei prodotti e a mettere a punto la richiesta, che deve contenere un disciplinare: e questo, per l’appunto, è compito delle associazioni.

5. Lo stato dell’arte dell’attuazione in Italia

Il Regolamento UE 2023/2411 demanda agli Stati membri di adottare le norme interne attuative.

Al momento, in Italia tale normativa di attuazione è in corso di esame dinanzi al Parlamento.

È auspicabile che il Parlamento faccia presto, vista l’imminenza della data di entrata in vigore del Regolamento (come già detto, il 1° dicembre 2025).

Va comunque ricordato che la recente legge sul made in Italy (l. 27 dicembre 2023, n. 206), ancorché non attuativa delle norme europee, contiene alcune disposizioni (gli artt. 42-46) finalizzate ad agevolare, con la collaborazione delle Regioni, l’avvio e la promozione di un processo che consenta di cogliere pienamente tutte le opportunità connesse all’introduzione delle IGP per i prodotti artigianali ed industriali, dettando compiti alle Regioni e istituendo contributi economici a rimborso delle spese sostenute per realizzare i disciplinari di produzione.

6. I vantaggi delle indicazioni geografiche

Ci si potrebbe chiedere se valga la pena di ottenere una IGP. Per rispondere a questa domanda bisogna comprenderne i vantaggi, alla luce delle differenze rispetto ai marchi “ordinari”.

Questi ultimi, come noto, sono creati e usati per individuare i prodotti e i servizi resi da una specifica azienda: hanno quindi una finalità esclusivamente (o quasi) commerciale, e servono per differenziare un’impresa da un’altra.

Invece, le indicazioni geografiche individuano prodotti (eventualmente connotati anche da un marchio di impresa “ordinario”) che presentano qualità o reputazione legate strettamente, se non indissolubilmente, a una zona specifica, che è, per l’appunto, l’origine geografica.

Si tratta di vantaggi che non sono riservati ai produttori, ma anche ai consumatori; ad esempio, come indicato in una recente Guida diffusa dall’UE, una IGP può: “proteggere le conoscenze tradizionali, il patrimonio culinario o culturale di un determinato luogo; funzionare come strumento di marketing, per accrescere a visibilità sul mercato; trasmettere reputazione e qualità del prodotto; essere un rimedio legale efficace contro i prodotti falsi; facilitare la gestione collettiva e la condivisione dei costi; incoraggiare la trasparenza e le pratiche sostenibili”.

Si pensi poi ai piccoli produttori: grazie alla marchiatura IGP potranno, tra l’altro, far conoscere a un pubblico più ampio prodotti le cui qualità altrimenti sarebbero confinate in una nicchia, consentendo non solo di continuare l’attività, ma di incrementarla.

Vale quindi la pena di ottenere una IGP. È però necessario, anzitutto, che il Parlamento approvi in tempi rapidi le norme di attuazione. E, in secondo luogo, che aumenti la conoscenza di questo strumento, del quale purtroppo non tutta Italia ha consapevolezza. Il 1° dicembre 2025 è ormai alle porte!

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Author: INDICAM Member

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