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01 – INDICAM NEWS

TUB A MILANO; SI, NO, FORSE

di

di Claudio Bergonzi

 

Che il Tribunale Unificato dei Brevetti sia una questione sulla quale, sin dagli inizi, si siano evidenziate più le fratture che le unità di intenti, è un dato di fatto.

Questo trend, purtroppo, non accenna a diminuire a distanza di anni, con effetti che non giovano a nessuno.

Pensavamo tutti che la Brexit, con la rinuncia esplicita di UK alla sede di Londra del TUB, volesse dire quasi automaticamente l’attribuzione all’Italia di quel, cruciale, privilegio.

Non certamente per motivi di mero prestigio, bensì per una “naturale” predisposizione italiana a ricevere la sezione TUB, essendo di fatto il Paese con i numeri migliori di depositi di brevetti europei tra quelli papabili a ricevere l’eredità londinese. Nemmeno ci dobbiamo ripetere sui numeri del valore dell’IP per l’Italia, Paese sopra-media dei 27 come descrivono i rapporti dell’EUIPO e su quanto la ricerca veda in Italia dei siti di eccellenza.

Tutte cose che sappiamo ma che si sono scontrate, a un certo punto del cammino, con la logica (o illogica) della politica.

Così la candidatura di Milano, naturale come dicevamo, è diventata la candidatura alternativa di Torino, con un ambiguo ragionamento per cui non già una città, ma un Paese andava identificato come sede. In base a quale arzigogolo non si capisce bene, dato che il Trattato è chiaro senza possibilità di identificare sedi “diffuse”.

Inoltre, ha stupito e destato presto preoccupazione il silenzio seguito alla fase della candidatura di Torino. Silenzio su Milano, su un sostegno a una città italiana, su un ruolo attivo in Europa per costruire quella tela di alleanze necessarie per vedersi attribuire la sezione. Certo, come ogni decisione Europea di tale portata, non basata solo sui numeri e sui titoli (in base a questi Milano è moralmente candidata unica), ma su valutazioni complessive di negoziazione comunitaria.

Però la non-azione governativa ha presto alzato una pressione in Italia nella comunità IP la quale, purtroppo, non si è mossa a mio parere in quella maniera unitaria e compatta che una questione simile meritava. È emerso, infatti, il male nazionale di procedere, pur forse armati di buona volontà, in maniera autonoma, quasi a rivendicare primogeniture che di fatto non giovano alle cause che si sposano.

La nostra associazione è lontana da questi ragionamenti egoistici; noi siamo coloro che vogliono aggregare e poco importa che sia tizio o caio ad avere iniziato il processo. Per tale motivo il percorso iniziale di INDICAM a sostegno di una lettera congiunta con altri al Governo per sostenere la candidatura di Milano (anche con il supporto dei nostri consulenti di FB Associati), è diventato a un certo punto del cammino il nostro aggregarci a una strada simile intrapresa da LES, AIPPI, AICIPI, FICPI, FIMI e Fapav (già insieme a noi), Ordine Avvocati di Milano e Ordine Commercialisti sempre del capoluogo lombardo.

Abbiamo subito anche messo a disposizione dei nostri nuovi compagni di cordata i consulenti di FB, per massimizzare l’efficacia della lettera di sostegno.

Le azioni di lobbying, comunque, non si misurano nella lunghezza dell’elenco dei destinatari o nelle ore trascorse a parlare con gli stessi, quanto nel risultato concreto. E occorre dire che il primo obiettivo, ossia ottenere dal Governo esplicito sostegno a Milano come città unica candidata italiana a ospitare la sezione del TUB è stato raggiunto, dopo il CdM dei primi di settembre. Che però è un primo passo, o un bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto, dipende da come lo si guarda, come sempre…) per andare nella direzione auspicata. Difatti, subito ci si è resi conto che la riunione del comitato preparatorio del 10 settembre poteva essere la fine di ogni speranza, con il punto da trattare relativo alla “provvisoria” riattribuzione dei carichi previsti a Londra (life science e pharma) sulle sedi di Parigi e Monaco. Temporaneo=definitivo? Abbiamo avuto presto questa impressione, quindi altra lettera al Governo premendo affinché non si cadesse nel tranello.

Cosa è stato deciso, quindi, il 10 settembre? Esattamente non si sa, nel senso che ci si deve affidare per ora a un poco preciso comunicato del Ministero Affari Esteri, che dice che l’Italia ha candidato Milano come sede al posto di Londra, una volta che la transitorietà, pur decisa nella stessa riunione, avrà termine in un breve lasso di tempo. In realtà emerge che non c’è traccia, sembra, di formale candidatura, siccome la riunione del 10 non era la sede, ma solo una generica, pare, dimostrazione da parte del Governo di un immediato e futuro impegno a presentare la candidatura. Di fatto, ad oggi, nulla è arrivato però, e quindi, di fatto, il sopra citato bicchiere sta pericolosamente diventando vuoto del tutto.

Le parole finora contenute nelle dichiarazioni pubbliche, le uniche disponibili, dicono tutto e niente, soprattutto  con una serie di mancate precisazioni che forse accontentano “l’uomo della strada” (o il “lobbysta della domenica” che si accontenta di aver fatto un po’ di rumore con comunicazioni varie), ma non soddisfano noi, che difatti con FB associati stiamo cercando di scardinare il muro di insolita riservatezza che il MAECI ha innalzato, non chiarendo cosa effettivamente sia stato deciso e cosa sia stato detto, sia su Milano che sulla temporaneità (NDA: il lettore attento a questo punto si sarà anche già chiesto “ma se il TUB non è ancora entrato in funzione, mancando la ratifica della Germania, che carico si deve riattribuire??” Mistero…).

Comunque, la vicenda è lungi dall’essere risolta, e Milano è lungi dall’essere la città assegnataria. E poi, realmente, interessa tutto ciò al Governo? Non abbiamo un’opinione netta a riguardo, certamente non ci sembra che una eventuale mancata assegnazione farà strappare capelli a qualcuno, e questo da un punto di vista puramente “tecnico”, inspiegabilmente, dati i tanti e tali vantaggi di una sede in “casa”.

Altro aspetto della vicenda su cui è bene soffermarsi un attimo, auspicando per una prossima volta un atteggiamento diverso. Fare lobbying è una cosa terribilmente seria, lunga, dispendiosa (non solo finanziariamente) e con probabilità di successo a volte misurabili solo nel medio-lungo termine. Essa dovrebbe anche essere aggregante, ossia individuato l’obiettivo tutti dovrebbero, purché interessati a quell’unico obiettivo, mettere in campo le proprie singole competenze per convogliarle in un’unica azione. Anche in questo caso, invece, non è accaduto ciò, o solo in piccola parte. Ci sono state tante iniziative parallele, troppe, che hanno rischiato (o lo hanno fatto?) di indebolire la pressione comune. Un conto è inviare 10 comunicazioni diverse da parte di 100 portatori di interesse, un conto è inviarne una sola, fare un’azione sola a nome di 100 portatori di interesse che si dimostrano, monoliticamente, uniti. Questo sarebbe massimizzare l’efficacia e non operare solo nell’ottica di dimostrare al proprio target (siano essi associati o iscritti) di avere avuto un’idea. Credo, fortemente, nella forza dell’aggregazione e mi auguro che, se ci potrà essere un ulteriore momento in cui dovremo (come auspichiamo) riportare l’attenzione su questo tema, si potrà procedere maggiormente uniti e coesi, mettendo i nostri interlocutori di fronte a responsabilità che non possono eludere sfruttando le spaccature.

Vi terremo informati sulla vicenda TUB e Milano, e sosterremo sempre con forza la città come sede “di diritto”.

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