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01 – INDICAM NEWS

Innovazione e gusto: strategie IP nel settore food e agroalimentare

di INDICAM

NL 11.2023

Come più volte ribadito, la proprietà intellettuale è un asset strategico trasversale che non si limita a una determinata categoria merceologica ma riguarda una molteplicità di settori. Tra questi, e vista la particolare eccellenza italiana in merito, non possiamo dimenticare il settore food e agroalimentare, settore che è stato al centro dell’attenzione nel seminario accreditato del 21 novembre all’interno del quale abbiamo approfondito le strategie di tutela IP connesse a questo mercato insieme ai professionisti nostri associati: Marco Mergati (Studio Ghidini, Girino & Associati), Elio De Tullio (De Tullio & Partners), Rita Tardiolo e Paola Ruggiero (Bird & Bird) e Giovanni Casucci (EY).

 

In particolare, l’avvocato Mergati ha discusso delle pratiche commerciali sleali nel settore food e agroalimentare dopo l’attuazione della Direttiva 2019/633 in Italia, direttiva volta a tutelare gli operatori della filiera agroalimentare da parte delle imprese dotate di maggior potere economico-contrattuale e a prevenire abusi di potere da parte di queste ultime. La relazione ha perciò presentato quali siano buone pratiche commerciali contrapponendole a quelle sleali della filiera e fornendo una panoramica sui principi essenziali del contratto di cessione e relativi termini di condizione, sulla regolamentazione dei termini di pagamento e sulle sanzioni per mancato rispetto degli stessi. Inoltre, a seguito delle definizioni dei termini inerenti la disciplina, è stata presentata l’autorità di contrasto competente unitamente ad alcuni esempi di procedimenti avviati.

 

È stato poi il turno dell’avvocato De Tullio: il suo intervento ha interessato le strategie di protezione internazionale di marchi e le indicazioni geografiche di prodotti agroalimentari. Dopo aver condiviso alcuni dati estratti da studi e report internazionali relativi a questo mercato, è stata ribadita l’importanza e l’estremo valore che i prodotti DPO e IGP hanno in sé. L’esposizione ha poi riguardato l’analisi dei profili territoriali che adottano sistemi sui generis mettendoli a confronto con il sistema dei marchi per la protezione delle indicazioni geografiche. È stato poi fornito il punto di vista UE sulle indicazioni geografiche, le proposte fatte, quali siano gli accordi e le negoziazioni con gli altri stati e quali sistemi di protezione adottati nei paesi asiatici e in particolare in Cina prima di concludere con alcune tips sulla tutela del marchio nel metaverso.

 

Il terzo intervento ha visto protagoniste Paola Ruggiero e Rita Tardiolo sul tema marchi e comunicazione green come asset strategico per il settore food. Dopo aver chiarito cosa sia un green claim, quali do’s &don’ts e come la sostenibilità sia ad oggi uno dei driver di acquisto, ci si è soffermati sull’importanza per l’azienda di saper comunicare le iniziative di sostenibilità, che sia non solo ambientale ma anche etica e sociale in quanto anche questi aspetti sono attenzionati dal consumatore moderno. Con degli esempi pratici si è poi passati alla definizione di greenwashing e di come evitare di incorrere in questa pratica scorretta seguendo le linee guida IAP sulla comunicazione green. Lo sguardo al panorama europeo e il confronto con la normativa vigente in Italia sono stati tra gli ultimi punti toccati congiuntamente a una riflessione sulle proposte delle nuove direttive in corso di approvazione. Infine, è stato menzionato l’AGCM per la verifica delle pratiche commerciali scorrette, unitamente a rischi e sanzioni, ed è stato ribadito come e perché i green trademark siano strategici.

 

L’avvocato Giovanni Casucci ha concluso il panel con l’ultimo intervento sul tema dei brevetti e trade secrets nelle innovazioni relative al settore food. Partendo dal primo brevetto mai registrato risalente a una pietanza, ha introdotto il tema dell’innovazione nell’alimentazione che si può esprimere in due modalità: 1) tramite gli strumenti per cucinare (tecnologia), che assolvono a funzioni tecniche e sono quindi oggetto di brevetti e poi 2) ci sono le ricette segrete, non condivisibili ma di esclusiva della fonte di produzione. In questo caso l’output è l’effetto percettivo e la capacità di attrazione e di soddisfazione del gusto e dell’olfatto che fa da criterio per la riuscita della ricetta, non assolve ad altre funzionalità. Sulla base di questa esclusività e segretezza, il know-how della combinazione di ingredienti viene trasferito di generazione in generazione. Fondamentale in questo senso è rendersi conto di quanto importanti e preziose possano essere le informazioni di cui si è in possesso. Si aprono infatti due possibilità: mantenere il segreto o pubblicare la ricetta e quindi registrare un brevetto. All’interno del settore alimentare è importante ricordare come l’elemento di scelta del consumatore sia legato al gusto e come questo possa di conseguenza indirizzare le vendite e determinare un vantaggio competitivo per le aziende, tale per cui il possesso di una ricetta segreta e dei cosiddetti trade secrets può effettivamente determinare un successo sugli altri competitor. 

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