DIGITAL SERVICES ACT: MOVING FOWARD…

di Mariachiara Anselmino

Qualcosa inizia finalmente a smuoversi nei luoghi del decidere politico con riguardo al pacchetto di norme “Digital Services Act”. A partire dalla Presidenza del Consiglio UE, che attualmente vede il Portogallo quale Stato Membro di turno, che diverse settimane fa ha reso pubblico il suo report sulla proposta di legge sul mercato digitale, mostrando un generale supporto della stessa tra gli Stati Membri con riguardo al mantenimento dei principi principali della direttiva E-Commerce e sostenendo, allo stesso tempo, le nuove procedure di notice & take down e i nuovi obblighi graduali per gli Internet service providers in base alle loro dimensioni e all’impatto dei loro servizi.

D’altro lato, due note positive provengono dal fatto che alcune delegazioni di Stati chiederebbero un’estensione del protocollo di identificazione dei venditori (noto come Know Your Business Customer) a fornitori di servizi online che non siano unicamente le grandi piattaforme e la possibilità, per le autorità nazionali, di emettere ordini di sospensione che impediscano a contenuti già accertati come illegali di ricomparire sul web; quest’ultimo punto, sebbene condizionato alle regole di ciascuno Stato Membro, potrebbe rappresentare un primo passo verso l’implementazione di doveri di stay-down in capo agli intermediari digitali.

Inoltre, mentre nella proposta della Commissione UE, le piccole e micro imprese sono escluse dall’ambito di applicazione, alcuni Stati hanno richiesto che la definizione venisse adattata al contesto digitale e non fosse basata unicamente su dimensione e fatturato, ritenendo che un approccio non fondato sul rischio effettivo possa minare l’obiettivo di contrasto agli illeciti online perpetrati attraverso servizi erogati da piattaforme minori.

È emersa, infine, la necessità di approfondire temi quali l’efficacia reale di misure volontarie per la lotta ai contenuti illegali e l’estensione dello stato di “segnalatori affidabili”.

Dopo diversi mesi di stallo, sono poi cominciati i lavori del Parlamento Europeo, all’interno del quale IMCO (Commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori) ha assunto la gestione del dossier, supportata dalle Commissioni “associate” JURI (Commissione Affari Legali), ITRE (Commissione Industria, Ricerca ed Energia) e LIBE (Commissione Libertà Civili).

IMCO ha recentemente pubblicato il proprio rapporto sul DSA e il contenuto del draft appare incoraggiante: sembra ci sia infatti l’intenzione di garantire maggiori tutele ai consumatori estendendo la categoria di intermediari online responsabili, espandendo la portata del KYBC – dove, tuttavia, manca un esplicito richiamo al dovere di rendere pubbliche le informazioni legate ai professional sellers e di sospenderne il profilo dal momento in cui risulta che i dati forniti dal venditore non siano veritieri – e introducendo misure proattive di rimozione definitiva dei contenuti illegali.

È invece assente la possibile estensione dello status di “segnalatore affidabile” alle persone giuridiche e alle organizzazioni di titolari di diritto che abbiano expertise e competenza per il contrasto ai mercati illegali, il che di fatto escluderebbe i brand owner da tale novero di soggetti.

La scadenza per gli emendamenti al documento IMCO è stata fissata al 1° luglio, mentre durante l’autunno avrà luogo l’esame formale sugli stessi. In Parlamento UE, il voto in sede plenaria è invece atteso per dicembre.

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