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Verso un nuovo digital

di Claudio Bergonzi

 

È ormai realtà la revisione della Direttiva 31/2000, ossia quella chiamata normalmente Direttiva e-commerce. Siamo prossimi all’apertura della consultazione pubblica, laddove tutti gli stakeholders potranno esprimere il proprio punto di vista.

E’ fondamentale che quando sarà pubblicato il link alla consultazione, tutti i titolari di diritti IP si attivino affinché la loro opinione sia espressa. INDICAM, per quell’occasione, si muoverà per proporre un paper che possa andare nella direzione di rispondere alla consultazione tenendo conto di tutto ciò che per anni abbiamo difeso, richiesto e rivendicato come diritto, ovvero un vero e proprio ribilanciamento di diritti e doveri tra coloro che operano nella rete.

La consultazione sarà il primo passo di un processo abbastanza lungo e tutto fuorché tranquillo. Si comporrà, stando ai rumors, di un questionario di più di 40 domande, divise probabilmente per aree.

Cosa sta accadendo già ora sul tema della Direttiva? Il nostro lavoro di associazioni di settore in questa fase sta procedendo allineato con AIM, l’associazione di marca che si occupa di rappresentare gli interessi dei brands a Bruxelles. Al momento ci sono in atto una serie di iniziative, di cui segnalo quella di IMCO (Internal Market and Consumer Protection) che ha evidenziato una serie di punti: la necessità di considerare la E-commerce Directive come obsoleta e necessitante di una revisione, la necessità di costruire il processo di riforma attorno una serie di pilastri tra cui la contraffazione, la necessità di un enforcement maggiormente efficace, la possibilità di prevedere un ruolo di maggiore controllo preventivo da parte degli intermediari. Così come, ed è importante, vengono stigmatizzati gli strumenti di soft law come poco efficaci e non rispondenti allo scopo per cui furono applicati al digital.

Nel documento che, nel link in fondo, approfondisce questi punti potrete leggere maggiori dettagli. Certo è che la posizione IMCO si rivela un buon punto di partenza, non equivocando su alcuni passaggi chiave, come definizione di prodotti falsi, oppure come ruolo degli intermediari. Che, ricordo, la Commissione sul documento programmatico del Digital Services Act, definisce i gate keeper della rete, riconoscendo loro un ruolo finanche eccessivo nel frapporsi tra consumatori e rete vera e propria.

Il dibattito Europeo, però, è già caldo al punto di far intravvedere la strada, irta di difficoltà, che dovremo percorrere per giungere ad una revisione soddisfacente della Direttiva. Il gruppo D9+ di Paesi dell’UE (Belgio, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Svezia) già ha emesso un suo primo documento, che trovate nel link in fondo all’articolo.

Si tratta di una posizione che non è molto favorevole ai nostri interessi. Di fatto i 9 Paesi riconoscono che la ECD, pur nella bontà assoluta dello schema legislativo di 20 anni, è ora da rivedere. Tuttavia partono dal presupposto che i principi cardine in essa inseriti e che hanno permesso all’economia digitale di crescere anche in Europa siano mantenuti, quindi, di fatto, dovendo presumere che la nuova ECD sia soft nell’attribuzione di responsabilità maggiori agli intermediari online. Se politicamente non ci sorprende la posizione di questi 9 Paesi, d’altronde mai amici del dialogo Europeo su principi di base come economia e altre materie fondamentali, dobbiamo però porre particolare attenzione a quel che potranno portare, essendo di per sé in grado di bloccare la discussione in sede di Consiglio, cui a un certo punto approderà la proposta di ECD. E’ altrettanto evidente che gli interessi di questi Stati, giammai produttori di beni particolarmente attaccati dalla contraffazione, si basa sullo scambio o sul commercio, oppure ancora sull’attrazione di investimenti da parte di coloro, intermediari, che poi ben poco lasciano in termini di aggiunta di valore.

Da rilevare che lo scontro, per restare alle macro-linee, è quasi ideologico sul ruolo dell’Europa. IMCO, come la Commissione, da un lato vede un’Europa che deve acquisire una leadership persa nel tempo, appiattita su interessi e posizioni non Europei e nemmeno strategicamente centrali in Europa. I 9 Paesi, invece, con una visione centrata sul commercio, costi quel che costi per la leadership Europea, che privilegerebbero un piccolo tornaconto rispetto a una centralità continentale da riconquistare. D’altronde, non ci meraviglia come cittadini Europei che siano proprio questi Paesi membri a mantenere questa posizione, rispetto ad un Unione che mal sopportano, spesso, e in cui giocano secondo regole proprie e poco da “mercato unico”.

C’è fermento, insomma, a Bruxelles. La partita che sta per iniziare è dura, difficile e si gioca con players che applicano regole diverse.

Sarà molto importante che ognuno possa esprimersi e, per questo, l’invito agli associati INDICAM è di seguirci, nelle prossime comunicazioni, in ogni passo che si dovrà compiere su questo tema. Avrete modo di essere attivi nel percorso di revisione della ECD, così come di poter controbilanciare un’attività pressante, e finanche eccedente le regole dell’advocacy, che i gate keeper della rete intraprenderanno a Bruxelles. Il punto nodale è essere, finalmente, attivi e partecipi perché con i ritmi di revisione delle norme comunitarie, possiamo stare certi che il testo che sarà approvato resterà valido se non per altri 20 anni, almeno per un tempo molto lungo. Non partecipando a tutta la fase del dibattito, sin dalla consultazione pubblica, vorrà dire abdicare a favore di coloro, gli intermediari, che hanno molto poco a cuore, giustamente dal loro punto di vista, gli interessi di rights holders.

 

 

Per approfondimenti

Enforcement and cooperation between Member States

D9+ NON-PAPER ON THE CREATION OF A MODERN REGULATORY FRAMEWORK FOR THE PROVISION OF ONLINE SERVICES IN THE EU

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