IL PORTO SICURO CLOUDFLARE….

Spesso la lotta tra titolari di diritti (siano essi copyright o industriali) e i pirati/contraffattori si dice sia impari. E’ generalmente vero, purtroppo. Questo anche per via del fatto che soggetti classificati come intermedi tali non sono, ma assumono un ruolo determinante nel rendere squilibrata la lotta.

Uno di questi esempi è Cloudflare. Se vi chiedete chi sia, ecco una rapida descrizione (ma dovreste saperlo, poiché ben oltre il 20% dei siti di vendita di prodotti contraffatti sfrutta oggi i servizi di Cloudflare, percentuale che arriva al 60% nel caso dei siti in violazione di copyright e su cui è intervenuta in Italia AGCOM in forza del suo Regolamento). Cloudflare è, di fatto, una società che si occupa di CDN (Content Delivery Network), di sicurezza internet e di DNS distribuiti. Detto in termini più semplici, Cloudflare è un reverse proxy server che si pone tra chi naviga e chi ha registrato il sito web. Di fatto andando a celare tale soggetto e non dando alcuna possibilità di interrogazione su chi esso sia, e nemmeno dando alcuna possibilità di accesso ai dati che i titolari di diritti normalmente hanno in forza o di collaborazione con ISPs o, meglio, in forza di decisioni di Tribunali.

Cloudflare è diventato il migliore alleato di chi, quindi, volesse agire indisturbato per compiere manovre poco trasparenti e lecite. La sua scarsa, nulla anzi, collaborazione ha reso il servizio come uno spauracchio per qualsiasi titolare di diritti rendendo, come dice il titolo di questa news, Cloudflare un porto sicuro.

Finchè il Tribunale di Roma ha deciso di intervenire. Ancora una volta su istanza di RTI/Mediaset (quando riusciranno i tanti titolari di marchi a infilarsi in scia delle molte sentenze favorevoli ottenute da RTI?) prendendo una storica decisione, che riconosce a Cloudflare il ruolo di hosting provider (sempre da loro negato) imponendo obbligo di condivisione con il titolare dei diritti delle informazioni sugli hosting provider dei siti in violazione e sugli amministratori degli stessi, nonché imponendo una pena di 1000€/giorno in caso di mancato intervento.

Questa decisione è a suo modo storica e definisce ancora di più il ruolo degli intermediari, dei loro ruoli attivi e dei “porti sicuri”. Tutto basato sulla legge 70/2003, ossia le legge di recepimento della Direttiva e-commerce 31/2000. Che, ribadiamo e continueremo a ribadire, è da riaprire e da modificare in sede EU, ma che in Italia sta avendo una serie di interpretazioni, a Roma e a Milano, che ribaltano l’assioma per anni speso dagli intermediari, ossia che loro tutto avevano fuorchè una minima ombra di responsabilità.

Questa decisione, che va a sommarsi alle altre ottenute in genere sempre da RTI con l’assistenza dello Studio Legale “Previti” è un passo in avanti a cui tutti i titolari di diritto potranno rifarsi per iniziare a valutare con maggiore decisone la possibilità di addossare responsabilità ai vari intermediari.

 

Link utili: http://dcpweb.it/blog/cloudflare-finalmente-la-svolta


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