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EMPACT: che l’IP torni una priorità anticrimine

di Claudio Bergonzi

Il 2021 è un anno importante anche sul piano della programmazione Europea anticrimine. A febbraio, infatti, il Consiglio si occuperà di decidere il piano triennale chiamato European Multidisciplinary Platform Against Criminal Threats. È un documento fondamentale su cui l’Unione basa le politiche anticrimine e su cui fonda la sua azione di coordinamento contro minacce alla sicurezza.

Si tratta di un passaggio importante in assoluto, dal momento che questo documento programmatico dovrebbe servire per stabilire priorità e linee di azione comuni delle forze di Polizia dei 27 Paesi membri, così come le linee dei Governi di attenzione ai fenomeni criminali.

Per l’IP il piano EMPACT è una grande occasione. Nel documento del triennio precedente al corrente, infatti, le violazioni all’IP erano considerate una delle priorità connesse alla migliore definizione del contrasto alle azioni criminali. Significava, in sostanza, dare alle violazioni IP, in primis il traffico di merci in contraffazione di titoli, piena dignità come minacce non già e non soltanto ai titolari di diritto, bensì ai sistemi politici, economici e sociali dell’Unione. Poi, purtroppo, l’attenzione all’IP sparì dal piano attualmente in vigore, quindi quello 2017/2020. Con la conseguenza che, per quanti sforzi si possano fare, se esso non rientra tra le priorità dell’azione anticrimine Europea, di conseguenza non può nemmeno essere una delle urgenze per i singoli Stati membri. Come, d’altronde, spesso abbiamo constatato anche dialogando con le agenzie governative di enforcement, che ammettevano anche in un recente passato di non poter agire su più fronti, incluso l’IP, avendo altre priorità.

Ebbene, ora è il momento di lavorare per far tornare le violazioni IP una delle priorità del prossimo EMPACT. Quindi cosa sta accadendo in Europa e nei singoli Paesi? Al momento siamo nella prima fase del processo di raccolta degli input da parte dei singoli Stati di evidenze che possano definire i piani di intervento e di urgenza. Quindi, per restare in Italia, il Ministero degli Interni sta facendo da collettore presso le forze di polizia e le altre Istituzioni per completare un dossier che sarà poi trasmesso all’Europol, incaricato di popolare il sistema SOCTA, che appunto servirà per individuare le priorità.

In ambito IP cosa si può fare? INDICAM, da subito, ha dato grande rilievo al tema, muovendosi in sinergia con le istituzioni Italiane (MISE, Ministero Interni) e anche con EUIPO, che sta facendo una grande azione di pressione sull’Europa, coordinando anche nel contempo le attività che a livello privato possano vedere la luce nei singoli Stati membri.

Da parte nostra siamo ben consapevoli che l’Italia, che ha una lunga storia di intrecci tra crimine organizzato e contraffazione e violazioni IP, debba giocare un ruolo di primo piano in questo tema. Sappiamo che a febbraio 2021 l’Italia dovrà essere particolarmente attiva a Bruxelles per votare l’inclusione nell’EMPACT degli illeciti legati all’IP, e pertanto siamo ben consapevoli che si debba aumentare la pressione e l’informazione a livello nazionale su quanto crimine e IP infringements siano connessi.

Come associazione di riferimento, in Italia, e preminente in Europa, abbiamo deciso di essere soggetti attivi del processo mettendo in campo le competenze e il network di conoscenze e la nostra competenza per realizzare una International Conference che avrà luogo verso la fine di settembre, via web.

Lo scopo della conference, organizzata e ideata da INDICAM e che vede come co-chair EUIPO e un Ministero Italiano (NDA: fino a che suddetto Ministero non abbia adesione formale del vertice politico, preferisce non si pubblichi il nome) è di affrontare in round table molto operative temi di: crimine organizzato e connessioni con violazioni IP, Money laudenring, best practices.

Attori della giornata saranno Istituzioni, forze di polizia nazionali ed internazionali (Europee e Statunitensi), nonché UNICRI e altri soggetti che nel corso degli anni abbiamo dato un rilevante contributo alla discussione su correlazioni tra organized crime e IP infringements.

Siamo consapevoli che la pressione che potremo esercitare avrà un ruolo importante nel riuscire a far passare il concetto che le violazioni IP non sono più un danno collaterale, ma sono strettamente connesse con interessi economici ben precisi che ne fanno una leva spaventosa per la continua crescita. L’Europa, che con 121 miliardi di import di beni falsi come misurati da OCSE, ha una grossa criticità, deve tornare a dedicare piena attenzione a questi temi, con una positiva ricaduta in generale su ciò che anche a livello dei singoli Stati membri si andrà a implementare come lotta agli illeciti. Presto sarete informati su programma e invitati alla nostra International Conference di fine settembre.

 

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