BREVETTI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN’ANALISI

Il recente studio pubblicato da WIPO sull’Artificial Intelligence, che vi raccomandiamo per la lettura, evidenzia il trend di evoluzione per uno dei settori tecnologici più in sviluppo, l’Intelligenza Artificiale (AI).

Occorre subito dire che il Rapporto WIPO è davvero ben fatto, pieno di dati, spunti interessanti di evoluzione e dotato di quella panoramica d’insieme che aiuta a capire molto del “muoversi” dei diversi sistemi Paese.

Il tratto del lavoro WIPO è a metà tra lo studio accademico e l’overlook visionario, soprattutto grazie al contributo di “esperti”, non tutti scienziati ma certamente tutti soggetti cui guardare per capire i trend.

WIPO analizza i depositi di brevetti (e anche le pubblicazioni avvenute) dal 1950 in poi. Questo ci ricorda un primo, fondamentale, passaggio: l’AI non è cosa sola dei nostri giorni, ma ha una storia più indietro nel tempo, soprattutto nell’ambito del machine learning. Che ancora ora fa almeno la metà dei depositi di brevetti su AI. Impressiona, ma forse non troppo, che se si prendono le domande di brevetto sull’AI dal 1950 ad oggi, la metà sia avvenuta solo dal 2013 ad oggi. Non che si sia perso tempo prima, ma questo settore è passato in mezzo a vari saliscendi da “Summer” e “Winter” come già esperti chiamano le stagioni vissute dall’AI. Adesso sembra che la maturità sia arrivata.

I dati dicono che dal 2013 ad ora sono oltre 340.000 le domande di brevetto depositate su AI, e almeno la metà su machine learning.

Curioso, e ve lo accenniamo in sintesi, come si ripartiscano i soggetti che depositano.

Sembra decisamente che brevettare in ambito AI sia un affare da privati. Le imprese, infatti, dominano la classifica dei primi 30 depositanti, con ben 26 posizioni occupate. A livello di nazionalità c’è un netto sbilanciamento verso East Asia e USA, con 15 compagnie rappresentanti Giappone e Cina (con ben 12 del Paese del Sol Levante), e USA con tre. Anche in questo ambito (diventa, spesso, un leit motiv) l’Europa non brilla per posizione, dimostrando un ritardo (incolmabile?) in questo terreno. E non aiuta moltissimo il piano della Commissione per sostenere la R&D in settori di AI.

Le Università non incidono moltissimo nell’ambito dei depositi dei brevetti, mentre giocano un ruolo diverso e maggiormente di rilievo quando si parla di brevetti su AI distribuita o determinati ambiti ultra-specifici. Ed anche in questo caso è l’East Asia la regione del Mondo che brilla, con la Cina che guida di gran lunga la classifica delle Università attive in R&D nel settore. Anche questo non stupisce particolarmente ma se ne deve tenere conto parlando di sviluppo, ricerca e in buona misura di futuro.

A cosa serviranno tante invenzioni brevettate in AI? I settori maggiormente presenti sono machine learning, computer science, medicina e bio-ricerca con impatti estremamente interessanti sul futuro di ognuno, e ancora città smart e trasporti.

Tutti ambiti, e da qui si spiega il ritardo Europeo, nei quali non brilla il nostro Continente.

E l’Italia? Approfondire il tema ci è venuto leggendo un rapporto della Regione Emilia-Romagna sulla brevettazione in quel territorio di innovazioni di AI. I numeri sono lontani da quelli dei leader, come evidenziato dal rapporto WIPO, e dimostrano che Emilia-Romagna, con la Lombardia che guida la classifica nazionale, coprono il 50% del totale brevetti depositati in materia di AI. Come dire che l’Italia si riduce a due Regioni, ma anche questo non stupisce, vero? Per la cronaca: tra il 2007 ed il 2018 in Italia sono poco più di 600 i brevetti in ambito AI depositati. Pochini, per uno dei Paesi nel G10.

Link utili:

WIPO

Inhousecommunity

 

 


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